Nata dalla distruzione di Pompignano, operata dai Saraceni, verso il IX e X secolo, e dall’assorbimento di Ceciovizzo e Gardigliano, Acquarica del Capo deve il suo nome alle acque copiose del suo sottosuolo. Affidata dal normanno Tancredi nel 1190 alla famiglia Guarino, che vi dominò durante varie fasi sino alla fine del XVII secolo, Acquarica del Capo ebbe tra i suoi proprietari i Securo da Lecce, la delli Falconi, il Centellas, il principe di Cassano Giuseppe d’Aragona, ed infine il duca Antonio Zunica e la moglie Luisa Riario Sforza. Di origine medievale, ma successivamente sottoposta a rifacimento, è la Chiesa di Santa Maria dei Panelli, con annessa una cripta, situata nella masseria “Celsorizzo”. Del castello quattrocentesco sforzesco si conservano tre torrioni angolari di cui uno ancora intatto. La Chiesa di San Carlo Borromeo, protettore del paese, risalente al 1619, ma più volte rimaneggiata, custodisce pregevoli altari barocchi.
L'attività più antica di Acquarica del Capo è quella della produzione di panieri, cesti e sporte. E' questa una tradizione un tempo fiorentissima, quando la pianta del giunco cresceva rigogliosa nelle paludi intorno al paese. La lavorazione di questa paglia palustre (palèddhu) ha ancora oggi il fascino di secoli fa, attraverso un trattamento lungo e laborioso che va dalla bollitura lla zolfatura fino all'intreccio. Il tutto si svolge attraverso riti ben precisi ed immutati nel tempo. La sapienza delle "spurtare", infine, porta alla realizzazione di veri e propri piccoli capolavori dell'arte povera.
Da visitare ad Acquarica del Capo: Il Castello, fatto edificare dai feudatari Bonsecolo e ristrutturato nel 1342 dal Principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini; la Chiesa di San Carlo Borromeo, patrono del paese, la chiesa di Santa Maria Pannetti, la Masseria Celsorizzo, la Chiesa della vergine della Assunta, meglio conosciuta come Madonna di Pompignano.
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Acquarica del Capo
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Acquarica del Capo
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